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Il Settecento fu un secolo decisivo per le sorti di San Martino Gusnago e del quattrocentesco Palazzo signorile di Francesco Secco. Infatti, nel 1709, dopo 200 anni di complessi e drammatici passaggi di proprietà, la corte sammartinese, già proprietà dei baroni Orsini, veniva eretta, insieme a quella di Sove, in feudo imperiale e assegnata al conte Carlo Antonio Giannini, dignitario della corte imperiali di Vienna. Con questo atto il Palazzo e gran parte del territorio di San Martino deventavano un microscopico stato autonomo, separato da Ceresara e direttamente soggetto all'Imperatore.
In seguito alla morte del conte Giannini, avvenuta a San Martino nel 1742, il feudo passò al figlio Alessandro che lo tenne fino al 1775, anno del suo decesso.
Nel decembre del 1776 il feudo fu incamerato dall'amministrazione austriaca e aggregato alle terre del mantovano. Dodici anni dopo, a conclusione di una fase travagliata, il castiglionese Francesco Alceo Pastore, già subaffittuario del feudo, si aggiudicava l'asta che poneva in vendita il Palazzo e la corte di San Martino Gusnago.
Intervengono
Giancarlo Cobelli
Giuseppe Spalletti
Giovanni Vareschi
Mariano Vignoli
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